L'evoluzione storica dei rapporti umani

L'affermazione dell'homo sapiens sulla Terra è frutto di un lunghissimo processo. Secondo i più recenti studi, in un arco di tempo quantificabile in 200.000 anni, la nostra specie si è imposta come specie dominante grazie alla sua capacità di adattamento e alle sue caratteristiche sociali. Ha dovuto imparare, nel corso di migliaia di generazioni, nuove tecniche per procurarsi il cibo, per proteggere la propria prole riuscendo a trasmetterle le conoscenze via via acquisite, per difendersi dalle intemperie naturali e dalle altre specie animali per cui costituiva una preda.

Il tratto distintivo della specie umana è la socialità: l'uomo si isola solo attraverso il processo storico - scrive Karl Marx in 'Forme economiche pre-capitalistiche' - originariamente egli si presenta come un essere sociale, tribale, un animale da gregge. Ciò che lo distingue dalle altre specie animali è il fatto che svolge un'attività vitale cosciente: non interviene sulla natura solo sotto l'impeto del bisogno fisico immediato, ma agisce secondo un piano, lavorando anche per le generazioni future.

La famiglia

La famiglia è una delle sue prime forme di aggregazione, la forma storica che assume la riproduzione della specie. La sua persistenza nel corso di tutta la storia umana è conseguenza del fatto che, a differenza delle altre specie animali in cui l'auto sufficienza dei piccoli si realizza in tempi rapidi, per gli esseri umani ciò richiede un periodo di vari anni, nel corso dei quali il bambino deve essere difeso ed educato fino a diventare un membro adulto della comunità. Ma persistenza non significa immutabilità: la famiglia, come ogni altra istituzione umana (politica, religiosa, ideologica), non è qualcosa di "sacro ed eterno", ma ha un'origine e uno sviluppo storico, percorso tra l'altro in tempi diversi dai popoli che abitano la Terra.

La sua forma, considerevolemente diversa nelle differenti epoche, è storicamente determinata dal livello raggiunto dalle forze produttive, dal modo in cui viene prodotta la ricchezza sociale. L'attuale forma di famiglia è, come vedremo, il risultato dell'introduzione della proprietà privata capitalistica: la questione della famiglia non può essere vista, per il marxismo, in modo autonomo e separato dallo Stato e dalle forme storicamente determinate che questo assume. L'attuale famiglia quindi è necessariamente borghese ed è talmente collegata allo Stato da avere una morale e soprattutto un diritto statuale che la regolano (Lotta Comunista, aprile 1974).

È l'americano Lewis Henry Morgan (1818-1881), appassionato studioso degli indiani d'America, a rendersi conto che nel modello di famiglia presente all'epoca tra gli irochesi, esistono tracce di altri sistemi di parentela che traggono origine da un' altra forma di famiglia, legata ad un diverso stadio di sviluppo della società umana. E ciò lo spinge a formulare in "Sistemi di consanguineità e di affinità nella famiglia umana" (1871) un'ipotesi di evoluzione della famiglia, nelle diverse forme di società che si sono susseguite nella storia umana: da quella consanguinea dove l'unione avveniva anche tra fratelli e sorelle fino a quella formalmente monogamica attuale, mettendo in correlazione i vari passaggi con lo sviluppo della società, da quella primitiva dei cacciatori e raccoglitori a quella industriale e borghese.

Accolto con freddezza e ostilità, il suo libro (a cui fa seguito "La società antica" nel 1877) è lodato e ripreso da Friedrich Engels, in "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato" (1884).